Il punto sulla trattativa dei metalmeccanici
Comunicato
redatto e approvato da operai e delegati
alla
riunione di martedì17 maggio 2005 a Sesto san Giovanni
L’ufficio
sindacale della FIOM CGIL dopo l’incontro del 27 aprile 2005 con
Federmeccanica ha emesso un comunicato sulla trattativa contrattuale e come
primo passo ha indetto un’assemblea di 500 delegati di FIM FIOM UILM per
decidere le forme di lotta da adottare.
Il
comunicato, dove viene spiegato il no di Federmeccanica alle richieste
sindacali, è una vergogna. Alle motivazioni che Federmeccanica adduce le tre
confederazioni non sono capaci di rispondere che con dei balbettii.
Federmeccanica
sostiene che negli ultimi 10 anni le retribuzioni medie sono aumentate da un
minimo del 29,7 % ad un massimo del 37% contro un aumento dei prezzi che si è
fermato al 23,3 %.Conclusione le richieste salariali sono troppo alte e perciò
inaccettabili. Dovrebbero almeno mettersi d’accordo con l’ISTAT che dà un
aumento dal 96 al 2003 del 18,3 % per l’industria manifatturiera.
I
dati aggregati ognuno li costruisce come ha più convenienza.
Nella realtà i prezzi sono aumentati dall’introduzione dell’EURO
del 35% negli ultimi quattro anni che fa una media dello 8,7% annuo contro un
dato strumentale dell’ISTAT del 2% . La riduzione dei salari di quasi il
20% di questi ultimi due anni è un dato incontestabile, ad esempio in media i
prezzi degli affitti sono cresciuti del 80%, e così i prodotti ortofrutticoli
che sono aumentati dal 35 al 40 % ad ogni cambio di stagione, i trasporti hanno
subito aumenti del 60% e gli alimenti di prima necessità (pane, latte, uova e
sale) hanno subito complessivamente aumenti medi del 40 %.
Cosa
fanno i tre? Invece di rispondere per le rime a Federmeccanica e dimostrare dati
alla mano che le sue sono solo balle per non concedere aumenti salariali
argomentano:
La
UILM sostiene che tutto il mondo politico istituzionale è d’accordo che il
potere d’acquisto delle retribuzioni è caduto, come se i padroni tenessero
conto dell’opinione pubblica.
La
FIOM definisce “nevrotica” la Federmeccanica sostenendo che i dati forniti
sono costruiti sul fatto che la retribuzione formale è determinata da varie
voci, tra cui il TFR e che questo essendo
utilizzato per le pensioni non è disponibile come reddito diretto, si offendono
a nome dei lavoratori perché la vacanza contrattuale pagata è stata dimezzata
e al posto dei miseri 5 euro Federmeccanica ne ha pagati la metà, poiché
gennaio non è stato conteggiato in quanto la piattaforma è arrivata oltre la
metà del mese.
La
FIM ha ribadito che essendo questo un periodo di crisi la maggiorazione del
reddito derivata dagli straordinari non è più disponibile e di questo bisogna
tenere conto.
Questo
è il massimo che sono riusciti a rispondere, al posto di mostrare i denti a
Federmeccanica hanno mostrato la loro faccia di cartapesta.
Nella
realtà ai ragionamenti di Federmeccanica bisognava rispondere con una valanga
di dati sull’aumento del costo della vita che chiunque può verificare, a
partire dagli stessi dati che le associazioni padronali fanno circolare
tranquillamente.
Le
stesse banche pubblicano i dati relativi all’inflazione degli ultimi 10 anni
che sono in contrasto con quanto detto da Federmeccanica ad esempio il credito
valtellinese pubblica una tabella dell’indice dei prezzi al consumo per le
famiglie degli operai e degli impiegati al netto dei consumi dei tabacchi dove
salta fuori che l’inflazione di questi ultimi 10 anni è stata del 30,5 % ben
diverso dai dati Federmeccanica che lo fissa invece al 23,3%.
E
questo solo per fare un esempio sull’attendibilità dei ragionamenti dei
padroni sui salari operai.
La
Federmeccanica racconta belle e grosse panzane e il gruppo dirigente sindacale
non è in grado di fargliele rimangiare coprendola di dati indipendenti. I
dirigenti sindacali, per definire le modeste richieste del contratto si sono
legati mani e piedi all’ISTAT senza costruire dei dati fondati sulla realtà
del salario operaio, così oggi non possono rigettare i dati strumentali che
l’ISTAT produce senza perdere la faccia.
Con
questo gruppo dirigente sindacale che non si sa se per incapacità o per
convenienza non è in grado di rispondere per le rime alle organizzazioni
padronali non andiamo da nessuna parte.
Per
recuperare il salario perso negli ultimi due anni e fronteggiare l’inflazione
realmente prevedibile nei prossimi due la richiesta salariale doveva essere
almeno il doppio, i moderati hanno chiesto 105 più 25 sperando in una
comprensione di Federmeccanica hanno ancora sbagliato i calcoli. L’offerta dei
padroni è circa la metà e dichiarano di volere ancora in cambio flessibilità.
Cos’è servito contenere la richiesta? Ha scoraggiato gli operai perché è
bassa, non ha frenato Federmeccanica che è ancora più sprezzante. Allora?
Allora,
rottura aperta della trattativa, dichiarata.
Basta
con i sotterfugi delle sospensioni di riflessione.
Scioperi,
di quelli che colpiscono e non a tempi lunghi. Rottura in ogni fabbrica delle
relazioni sindacali, fine delle flessibilità, blocco di ogni prestazione
straordinaria, controllo rigoroso sugli orari e sulle mansioni e se le RSU non
sono disposte a gestire queste
scelte si mettano da parte.
I
capi sindacali in delegazione sono compromessi, non sanno cosa vuol dire vivere
con 1000 EURO al mese, non sono in grado o non vogliono difendere il salario
degli operai. Sono sensibili ai richiami sulle difficoltà dell’economia che
è in realtà l’economia dei padroni, un’economia inchiodata dalla stessa
corsa forsennata al profitto e che ha fatto sempre più ricchi gli industriali e
sempre più poveri gli operai.
La
presenza di operai veri al tavolo delle trattative limiterebbe e di molto la
boria e le fandonie di Federmeccanica.
Delegati
e operai :
Ansaldo Camozzi (Milano), Bonetti (Milano), Frimont (Pogliano Milanese), INNSE presse (Milano), Marcegaglia Building (Milano), Pirelli (Milano),Pompe Gabbioneta (Sesto San Giovanni), Siemens (Cassina De Pecchi),