Sciopero
del 15 aprile 2005. Il sindacato scopre che chiudono le fabbriche, licenziano
gli operai. Scopre che hanno precarizzato i rapporti di lavoro.
Quanti
accordi hanno sottoscritto di mobilità, cassa integrazione e chi ha introdotto
il
lavoro
interinale? E ancora, chi ha recepito tramite accordi la famigerata legge Biagi?
Il sindacato non può
nascondersi dietro un dito, è andato a rimorchio delle necessità del padrone
cercando ed imponendo anche il consenso degli operai. Le fabbriche non hanno
chiuso dall’oggi al domani. L’elenco è interminabile. L’Alfa di Milano,
la Breda, la Falck e altre migliaia di medie e piccole fabbriche, hanno chiuso i
battenti.
Il sindacato grida alla crisi
del sistema industriale ed invece di attaccare la ricerca del massimo profitto
come la vera ragione della crisi dell’industria, non trova di meglio che
chiedere ancora soldi e facilitazioni a favore degli italianissimi padroni per
renderli più forti sul mercato mondiale, questa è la strada del protezionismo
strisciante. Vorrebbero un lavoro di squadra con Montezemolo, una santa alleanza
fra operai e padroni per concorrere contro altre sante alleanze fra operai e
padroni di altri paesi. Una concorrenza fra padroni che diventa guerra fra
poveri.
Il
sindacalismo nazionalista è pericoloso. Negli anni venti tanti sindacalisti
passarono al fascismo proprio in nome della difesa dell’economia nazionale
contro lo straniero.
Negli
anni ottanta c’erano i giapponesi che bisognava imitare per la produttività,
poi i paesi dell’est per i salari bassi, ora i nemici sarebbero i cinesi …
I
nostri unici concorrenti sono gli italianissimi padroni, sono loro che per
tenere alti i profitti chiudono le fabbriche e licenziano gli operai, certo che
se si tiene nascosto o peggio si ritiene che il profitto del padrone è
assolutamente necessario tutto risulta falsato, tutto sembra portare verso la
conclusione che per non chiudere le fabbriche bisogna aiutare i nostri bravi
capitalisti ad essere più agguerriti verso i loro concorrenti. Ancora peggio,
ci chiedono di abbassare i salari per contenere i costi. Meno male che gli
operai della SKODA invertono la tendenza, sono in sciopero per chiedere lo
stesso salario dei colleghi tedeschi, un esempio di internazionalismo che
risolleva tutti.
Dobbiamo lottare contro la
chiusura delle fabbriche a nostro modo, il padrone ne deve rispondere con i
profitti che ha fatto in passato e quelli che vuole intascare nel futuro, altro
che sostenerlo con ammortizzatori sociali, con
regalie governative, con i sacrifici
degli operai.
Finchè
il sindacato è sotto il controllo degli Epifani e soci non sarà possibile
invertire la tendenza, non possiamo più permettere che questa situazione
continui, dobbiamo reagire, imparare ad usare gli scioperi per colpire i
padroni, i loro governi, denunciare il fallimento del sindacalismo
collaborazionista.
Dobbiamo
organizzare una rete di operai che vogliono un sindacalismo veramente operaio e
ce ne sono tanti, operai che vogliono tornare nelle piazze in tuta, che sono
stufi di mascherarsi da cittadini fra cittadini.
Siamo
operai e come tali devono riconoscerci nelle piazze, non dubitate faremo
sicuramente più impressione.
Associazione per la Liberazione degli Operai
Fip.
9 - 4 - 05
Per contatti scrivere: via Falck, 44
20099 Sesto San Giovanni
(Mi)
http://www.asloperaicontro.org
http://www.operaicontro.it
e-mail: operai.contro@tin.it